lunedì 14 aprile 2008

Imprevisto


È il tuo compleanno.
Tutti i giocatori ti regalano mille lire
.”


Non credo nella democrazia. Indipendentemente dal numero di condanne necessario per governare, non ritengo i rappresentanti eletti un buon mezzo di governo. Forse se vivessi in un altro paese non la penserei così, forse non cambierebbe nulla; non importa: era giusto la premessa, non starò qui a blaterare di sistemi di governo.

Stamattina mi sveglio un po’ rincoglionito con Beck in sottofondo. Mi preparo e quando sono pronto per uscire arriva mia madre – cioè, arriva è un modo di dire, ovviamente di prima mattina mia madre è già a casa, non è andata da nessuna parte. Penso voglia dirmi di buttare l’immondizia e studiare (la scala di priorità a casa mia è questa); invece parte con: “Ti cancellano dalle liste”. Io, che sono sveglio da non più di mezz’ora e ho alle spalle una birra e un Tom Collins fatto male, non colgo subito.
Controlla se sei pure tu in via Sardegna”. Nel mio cervello il tu-tu da telefono occupato è chiaro. “Prendi la tessera!”.La tessera” fa scattare qualcosa, e finalmente mi viene in mente che devo andare a votare. E dato che le palle sono due, ed è indelicato romperne soltanto una, devo anche passare dalla banca a prendere dei moduli di versamento. Capita.

Scendo da casa bel bello con la mia giacca anni sessanta che fa molto figo, e la mia tessera elettorale che fa un po’ meno figo. Arrivo in via Sardegna 55. Sezione numero 561. È la mia. Nella stanza ci sono delle tizie vagamente annoiate. Tessera e documento. Mi registrano, “Solo camera”, e mi danno le schede. A quel punto con il tono più insignificante che conosco dico: “Voglio astenermi”. Fosse stato un film di Mel Gibson ci sarebbe stato un frastuono abnorme e un fulmine avrebbe squarciato in due il seggio.

La tizia bionda davanti a me mi guarda un po’ stranita come se le avessi detto “blabhggabada”, e solo dopo qualche secondo chiede: “In che senso?”. Io: “Mi vorrei astenere, non votare.”. Lei: “Presidente…”. La presidente è un’altra tizia, castana. che siede a un tavolo basso. La bionda: “Si vuole astenere, che si fa?”. La castana presidente: “Eh, registralo, mi dai i documenti che lo devo segnare.”. La bionda: “Ma l’ho registrato.”. La castana: “Eh, lo devi registrare come se stesse votando.”.

Alla fine di questo costruttivo dialogo la bionda mi ridà tessera e documenti e io li passo alla castana che è impegnata a sfogliare una sorta di quaderno bianco. “Aspetta che devo verbalizzarlo.” mi dice “Devo trovare il verbale.”. Attendo un paio di minuti durante i quali vedo la castana in evidente difficoltà. Quasi a mezza voce fa: “Non c’è.”, non sono neanche sicuro stia parlando con me.

La vedo girare e rigirare le pagine tra verbali per le persone escluse per motivi vari, gente che non può votare perché ha i capelli blu altri perché non hanno il pene etc. “Aspetta un attimo che non trovo il verbale. Ora guardo nelle istruzioni perché qua non c’è.”. Mi viene quasi da sorridere. Lo faccio: è un paese vagamente libero. A questo punto la presidente si isola per una ventina di minuti consultando un libricino bianco e spesso, e la bionda torna con la sua carica di perspicacia: “Ma non la puoi lasciare bianca?”. Io: “Ma se la lascio bianca il voto va alla maggioranza”. Lei: “Ah”.

Dopo un po’ la castana torna tra noi e tra il mortificato e il divertito dice: “Guarda, non c’è neanche tra i casi particolari…”. Io sono un attimo interdetto. La bionda: “Scusa ma se voti scheda bianca”. La castana: “Ma se la lascia bianca il voto va alla maggioranza”. La bionda: “Ah”. La castana mi guarda: “Quello che ti posso dire è di annullarla così viene segnata come scheda nulla, perché non ho dove verbalizzarti se ti astieni… apprezzabilissimo ma non è previsto”, lo dice quasi ridendo.

A questo punto dico quello che direbbe Woodstock al mio posto: “…”. Prendo la mia scheda, entro nella cabina, esco dalla cabina, poso il cellulare, rientro nella cabina, faccio un paio di disegni nelle schede, esco e le imbuco. Riprendo i miei documenti e me ne vado.

Penso che sarebbe stato inutile prendersela con le tizie, impiantare un casino e finire sul tgs; se non c’è il verbale adatto mica è colpa loro, magari però ci si potrebbe ricordare di inserire, tra i senza pene e i capelli blu, un verbale per gli astenuti. Così, per evitare queste isolate lungaggini. Sono un apprezzabile imprevisto. Che culo. Ora vado che le cedole delle mie azioni sono maturate.

(Andrea Vinci)

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Basta! Parlamento pulito passaparola