lunedì 28 aprile 2008

La sconfitta e la tv


Compagni, se avessimo guardato un po’ di più la televisione forse l’esito del voto sarebbe stato un altro. Forse la sinistra a sinistra del Pd non sarebbe scomparsa dalla faccia della terra, forse qualcuno avrebbe capito prima la tumultuosa avanzata della Lega. Forse qualcuno avrebbe capito che le radici profonde del berlusconismo sono finite tra di noi. Bisogna sporcarsi le mani, diceva Don Di Liegro: e in qualche modo il concetto si può applicare anche al mondo della televisione. Invece la sinistra (tutta) ha la curiosa abitudine a dimenticarsi che Re Silvio nasce, si nutre, cresce e trionfa con la televisione: guardando industriali truppe di adolescenti vestite, dagli occhiali a sole in giù, in maniera identica alle ragazze «troniste» dei programmi della De Filippi, vedendo i cloni del Grande Fratello e i calendari delle ragazze uscite dall’Isola dei famosi, lo capisci dove è andato il Paese negli ultimi anni.
Ed è pure emblematico il fatto che la televisione non sia cambiata di una virgola con il centrosinistra al governo, incapace di mettere in piedi un progetto alternativo di tv per gli italiani, che sapesse sposare la popolarità non dico con l’intelligenza, che è merce rara, ma almeno con la dignità. Dalle sei del mattino fino a notte inoltrata, il monopensiero televisivo ha formato un mondo, una mentalità dominante, schiacciante. Da Festa italiana a Verissimo, passando per Vespa a Cucuzza, senza considerare Amici e l’incredibile video di «Meno male che Silvio c’è», sorvolando sui giochetti milionari e il cinismo vallettopolaro di Buona Domenica, abbiamo avuto un martellamento ininterrotto, durato anni e anni, che è stato la principale fonte di informazione ed il principale nutrimento intellettuale di milioni e milioni di italiani. Si dirà: che banalità, questa storia degli italiani manipolati dall’imperium mediatico berlusconiano.
Sarà anche una banalità, ma gli effetti si sono avuti fin su nel salotto di Vespa, dove per altrettanti anni degnissimi esponenti del centrosinistra (e, bisogna dirlo, in particolar modo della Sinistra ora finita nel macero) si facevano trattare come degli scolari messi dietro la lavagna da Bruno Vespa. È lì che vedi l’effetto del berlusconismo, quando ti rendi conto di quanto il mondo che noi definiamo «di sinistra» sia stato culturalmente, oltreché politicamente, succube di questa destra.
Qualcuno ha già rilevato che lo spostamento in area leghista di un’infinità di voti provenienti dalla sinistra è sintomo dello smottamento della coscienza civile del paese, dato che indiscutibilmente l’asse portante del leghismo sono «gli sghéi» e «il négher», che deve tornarsene a casa sua anche se la casa non ce l’ha: mettiamo questa immagine accanto a quelle scorse in abbondanza su Retequattro relative al concorso di Miss Padania, shakeratele subito dopo con le «meteorine» di Emilio Fede, con le incursioni di Fabrizio Corona sui luoghi di (vari) delitti, e capite cosa si intende per smottamento della coscienza civile.
Da parte della sinistra c’è sempre stata una sottovalutazione drammatica della questione mediatica. Laddove la destra ha condotto lucidamente e con estrema determinazione la sua strategia in campo televisivo ed editoriale, la sinistra è apparsa distratta, confusa, incerta, assente. Quello berlusconiano è un modello culturale prepotente, pervasivo: va dal rotocalco alla Chi, vero house-organ del berlusconismo e della cultura dell’a-legalità, fino ai talk show politici, dalla curiosa logica dei telegiornali che per malinteso senso dell’istituzionalità sorvolano sugli aspetti più eclatanti dell’azione di Re Silvio, fino alla fatua assurdità delle trasmissioni pomeridiane di gossip, che sposano l’abiezione della cronaca con l’abito da sposa della velina tal de’ tali che si fa impalmare dal calciatore tal de’ tal’altro. Visioni da incubo: vai nelle enclave operaie del nord e del sud, vai nelle borgate, trovi milioni di ragazzini che sembrano usciti dallo stampino delle televisioni Mediaset.
Vai nei paesi di provincia e vedi la pancia dell’italianità sprofondata nella religiosità spettacolare e postmoderna che unisce le stimmate di Padre Pio alle trasmissioni in tema miracolistico di Bruno Vespa. Vai nei supermercati e vedi le mamme che inveiscono contro i prezzi («colpa dell’euro!») e che ti paiono uscite dal pubblico di Forum, vai nelle periferie e vedi la paura degli immigrati e ti ricordi che in tv le uniche straniere sono Aida Yespica e Fernanda Lessa, vedi i salari sprofondati negli abissi e ti ritrovi bombardato dalle televendite di Mediashopping... E poi ti chiedi: dov’era la sinistra in questi anni?

(roberto brunelli, l'Unità)

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