lunedì 13 ottobre 2008

Gorbaciov: siamo al declino dell'impero americano



Mikhail Gorbaciov guarda sfilare, sugli schermi della CNN, le cifre della catastrofe finanziaria americana che dilaga nelle borse di tutto il mondo. Non e' roba allegra, ma lui non riesce a trattenere un sogghigno. ''Questo non potranno dire che e' colpa del comunismo…., o della Russia. Questo se lo sono creato da soli, con le loro mani. Il prestigio degli Stati Uniti ne esce demolito, e anche il modello economico e sociale che hanno imposto al mondo intero con la loro globalizzazione selvaggia''

L'ex presidente sovietico non manca di far notare – ai numerosi giornalisti che lo assalgono di domande: sulla crisi finanziaria, sulla “nuova guerra fredda”, sulla Russia di Putin e di Medvedev – che l'idea stessa dell'incontro di Venezia San Servolo, “Ambiente: dall'allarme globale all'allerta per i media” e' la prova che molte cose si potevano prevedere e furono infatti previste.
La nascita, a Bosco Marengo e Torino, del “Forum della Politica Mondiale”, cinque anni fa, rispondeva proprio all'intuizione che ci trovavamo alla vigilia di una grande crisi mondiale.

Gia' allora era chiarissimo che il modello della globalizzazione americana non era sostenibile – dice nell'intervento di apertura – e che avrebbe dato luogo a una serie di convulsioni sistemiche. Questa crisi finanziaria, che presto avra' effetti devastanti sull'economia reale, non e‘ sola. Ce ne sono altre, simultanee che stanno venendo al pettine a velocita' crescente: quella energetica, dell'acqua, alimentare, demografica, del cambiamento climatico, della devastazione degli ecosistemi. Allora dissi cose che non furono ascoltate: che, per affrontare i pericoli che si delineavano – e non mi si venga a dire che non erano prevedibili – sarebbe stato indispensabile costruire una nuova architettura delle istituzioni internazionali, essendo evidente che quella attuale non e' in condizione di farvi fronte.

Per esemplificare, Mikhail Sergeevic?
Guardi la figura miserevole del Fondo Monetario Internazionale, sparito tra le nebbie del panico delle Borse soverchiato dall' impressionante vastita' del disastro finanziario. Ma e' solo un esempio. Il fatto e' che questa nuova architettura presupponeva il riconoscimento della pluralita' del mondo dopo la fine dell'URSS. Cioe' che, sparita l'URSS, c'erano soggetti potenti che avrebbero voluto svolgere la loro parte attiva: Cina, India, Brasile, Sud-Africa, Indonesia e, naturalmente, la Russia. Invece a Washington scelsero la via piu' facile, quella dell'impero. Pensarono di potere, anzi di dovere, decidere da soli e per conto di tutti. Naturalmente creando ricchezza per se', indebitandosi, stampando decine, forse centinaia di trilioni di dollari senza copertura alcuna che non fosse la loro potenza militare. Adesso tocchiamo con mano che il mondo unipolare ha fallito. Perche', oltre a essere profondamente ingiusto, era ed e' politicamente irrealistico e insostenibile fisicamente.

Che intende per fisicamente insostenibile?
Che e' in contrasto con le leggi della fisica e della chimica, perche' non puo' esservi sviluppo indefinito in un sistema limitato di risorse. Invece il modello turbocapitalistico e' interamente costruito sulle illusioni di infinita' inesistenti. Non si puo' contare sul profitto in crescita a tutti i costi, perche' a un certo punto la curva di flettera'. Non si puo' spingere a consumi in crescita illimitata perche' le risorse sono definite, a cominciare da quelle energetiche. Perche' usando energia fossile ai ritmi forsennati attuali noi liberiamo enormi quantita' di CO2, e riscaldiamo il pianeta ben oltre i limiti di equilibri che, per formarsi, hanno impiegato alcuni miliardi di anni.

Dunque, che fare?
Cambiare modello, finche' siamo in tempo. Il mercato senza regole e' stato un disastro, il neo-liberismo si e' rivelato una truffa globale.
Ma questo implica mutamenti giganteschi nelle abitudini e condizioni di vita di miliardi di persone …
Ci sono due modi per affrontare il problema. Il primo e' tacere la verita' e dilazionare decisioni che si sa essere impopolari. E questo impedira' alla gente di capire e di cominciare a modificare il proprio modo di vivere e, per giunta, favorira' il sopraggiungere di altre crisi devastanti. Oppure cominciare a dire la verita' e organizzare saggiamente, cioe' tempestivamente, il cambiamento. Ci vuole una glasnost mondiale.

Ma come si puo' fare?
Il Forum della Politica Mondiale, insieme al Club di Roma, alla Provincia di Venezia, e al ministero dell'Ambiente, hanno avviato una riflessione che vuole coinvolgere molti importanti operatori mediatici. I media possono essere un potente veicolo di informazione e di formazione dell'opinione pubblica. Ma essi stessi dovranno cambiare perche' ad oggi il messaggio che diffondono e' del tutto contrario a ogni prospettiva di sostenibilita'. Mi riferisco in primo luogo alla pubblicità

Lei vede un rapporto tra queste crisi e le nuove tensioni internazionali e un ritorno alla guerra fredda?
C'è un rapporto indiretto ma evidente. Nuovi potenti soggetti internazionali, si pensi a Russia e Cina, agiscono ormai sulla scena mondiale. I loro interessi non coincidono e non sono riconducibili a quelli degli Stati Uniti. Le regole di questi ultimi non possono essere imposte ai primi. La guerra della Georgia contro l'Ossetia del Sud e' un esempio di come si e' cercato di imporre alla Russia le regole dell'Impero. E' andata male all'Impero

Vuol dire che la Russia fara', d'ora in poi, la faccia dura?
La Russia e' aperta al dialogo, ma si chiudera' di fronte a imposizioni. E' indispensabile una nuova conferenza per la sicurezza collettiva, che porti a una qualche forma di consiglio di sicurezza europeo, dotato di poteri e perfino di forme di interposizione. Bisogna avviare questo processo, evitare mosse unilaterali, atti di forza, allargamento di alleanze militari (ovvio che parlo della NATO) e rinuncia all'installazione in Europa di nuovi sistemi d'arma (ovvio che parlo dei missili USA in Polonia e del radar nella Repubblica Ceca).

Che opinione ha di Putin?
Ha fatto non pochi errori, ma si tenga conto che ha ereditato da Eltsin un paese al collasso. Tratte tutte le somme a me pare che il positivo superi il negativo, e di molto. Dovremmo essergli grati
Ma di democrazia in Russia non si parla.
Dopo l'indecoroso comportamento dei media occidentali che ha accompagnato l'aggressione della Georgia contro l'Ossetia del Sud penso che la pretesa occidentale di insegnare la democrazia alla Russia debba essere ridimensionata. Gli occidentali e gli europei dovrebbero imparare ad avere pazienza, anche perche' non hanno scelta. La Russia sta realizzando una trasformazione democratica. Non dappertutto i tempi sono identici. L'Europa ha impiegato qualche secolo per costruire lo stato di diritto. Dateci tempo e non cercate di farci la lezione. Sappiamo imparare da soli

E' vero che ha fondato un suo partito?
Ci sto pensando, vedremo. Ma io credo che ci sia bisogno di partiti diversi da quelli comprati o comprabili. Ci vogliono organizzazioni democratiche che favoriscano la partecipazione dei cittadini. Altrimenti il distacco della politica dalla gente aumentera'. Mentre, per i cambiamenti inevitabili che si annunciano, sara' necessario che milioni di persone siano attive e coscienti. Questo vale per la Russia ma anche per voi occidentali. E anche per voi europei

Come giudica il Nobel per la Pace a Martti Ahtisaari?
Non intendo commentare
(tratto dal sito www.megachip.info)

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