giovedì 15 gennaio 2009

l'inutile Parlamento italiano


Il Parlamento non vuole essere governato. Maggioranza o opposizione, deputati e senatori vogliono discutere le proposte dell’esecutivo, intervenire, fare proposte, insomma svolgere il loro mandato. E questo in linea di principio. Perciò quando il ricorso al voto di fiducia è frequente, s’arrabbiano; e se non possono arrabbiarsi in prima persona, lo fanno attraverso il loro Presidente, che nel caso presente è Gianfranco Fini. Il quale martedì non ci ha visto più negli occhi quando ha sentito che il Ministro Vietti ha annunciato che il Governo poneva il voto di fiducia sul decreto anticrisi e ha spiegato questa decisione con la necessità di rispettare la centralità del Parlamento perché la Commissione apposita l’aveva già discusso.

Sarebbe stato uno sgarbo, pare di capire, tornare a discutere ciò che era stato dibattuto in Commissione.

Fini che praticamente ha trascorso larga parte della sua vita nelle aule parlamentari questa motivazione non l’aveva mai sentita e ha creduto che al danno, in questa circostanza, si aggiungesse la beffa: al Parlamento viene impedito di fare il suo mestiere, si è detto, e in più ci spiegano che lo fanno per non mancarci di rispetto. Una enormità. Ed è uscito al naturale, come poche volte capita ad un Presidente della Camera.

La reazione è stata dura, Fini ha accusato il Governo di avere offeso la dignità del Parlamento. Qualche minuto dopo, scrive Repubblica, il Presidente del Consiglio ha risposto senza indugio: “Sono io che decido”.

Bella risposta, non c’è che dire. Il mal di pancia è assicurato. Non ne soffrirà solo Gianfranco Fini, ma tutti coloro che ritengono di dovere esercitare il ruolo di parlamentare e di avere un mandato da espletare, un mandato che non può essere vincolato ad alcunché, come la Costituzione prescrive.

La querelle, senza precedenti, non può essere confinata però alle prerogative del Parlamento, non si tratta di un dibattito fra costituzionalisti. L’episodio è un fatto politicamente rilevante per una serie di motivi, tutti di straordinaria importanza.

Il primo, il più semplice, è che la cosiddetta maggioranza bulgara del centrodestra non regge, mostra falle sorprendenti, tanto da obbligare il Governo a ricorrere nal voto di fiducia per evitare che le sue proposte vengano “discusse” e modificate.

Il confronto fra il Presidente della Camera ed il Presidente del Consiglio è anche il confronto fra il leader di Forza Italia, oggi PDL, e il leader di Alleanza Nazionale, che sta per sciogliersi e confluire nel nuovo partito, dove troverà il Presidente del Consiglio come capo incontrastato.

Se è legittimo che i due, Fini e Berlusconi, guardino il problema con la loro ottica istituzionale, meno legittimo appare lo scambio, feroce, di battute, che li fa apparire come “nemici” agli occhi dell’opinione pubblica.

L’impressione è che sussulto di dignità di Fini non riguardasse solo o non tanto il Parlamento, quanto la condizione di sudditanza che Silvio Berlusconi gli impone in entrambi i contesti, la Camera e il partito. E’ difficile disegnare confini fra politica ed istituzione. Lo prova ciò che sta succedendo in questi giorno con il ricorso, ormai costante, al voto di fiducia da parte di una maggioranza che non dovrebbe avere problemi di sorta sul piano numerico.

Se pensiamo che il governo Prodi viveva al senato con una maggioranza di una o due unità, affidata ai senatori a vita, e riusciva perfino ad evitare il voto di fiducia, la decisione del governo di porre la fiducia come consuetudine appare davvero sorprendente.

In politica due più due non fanno quattro, ma cinque o tre a seconda delle circostanze e dei bisogni primari.

Il Parlamento ci mostra un ampio schieramento di parlamentari sia alla Camera quanto al senato nei banchi del centrodestra; la legge elettorale con la quale è stato rinnovato il Parlamento ci ricorda che senatori e deputati sono stati nominati dai vertici della coalizione e, sulla carta, proprio per questa ragione dovrebbero essere più propensi all’obbedienza che all’interventismo. Chi si mette di traverso, sapendo che gli sgarbi non vengono tollerati e fanno diminuire drasticamente l’eventualità di una nuova “nomina”?

Tutto questo, però, non basta alla leadership del centrodestra.

Il Governo di Berlusconi pretende che il Parlamento approvi le sue proposte in tempi rapidi e senza discutere. E’ davvero troppo se perfino Fini è andato su tutte le furie.

(salvatore parlagreco - sicilia informazione)

1 commento:

Anonimo ha detto...

qursto ricorso alla fiducia di Berly io lo vedo anche come una conferma di onnipotenza che lui chiede,appunto perchè non ne avrebbe bisogno .

 
Basta! Parlamento pulito passaparola