venerdì 13 febbraio 2009

il Vescovo di Mazzara : il DDL un obbrobrio di inciviltà


Le nuove norme del governo su sicurezza e immigrazione sono "un obbrobrio di inciviltà": a dirlo è il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, interpellato dall'ANSA a margine di un convegno di diocesi del Meridione in corso a Napoli.

"Quello che serve, e che la gente del sud sta dando spontaneamente - ha detto - è una logica di accoglienza che favorisca l'integrazione", un percorso che a Mazara del Vallo é giunto da tempo a risultati positivi e consolidati, anche sul piano interreligioso, tenuto conto che circa 8.000 dei 50.000 abitanti del territorio della diocesi è di religione musulmana.

"Da noi gli immigrati, soprattutto maghrebini, hanno cominciato ad arrivare 30 anni fa, e siamo ormai alla terza generazione" - racconta mons.Mogavero -; a loro abbiamo offerto una accoglienza non concorrenziale e oggi condividono la fatica del lavoro con gli italiani. E dovremmo avere - ha aggiunto - l'onestà intellettuale di riconoscere che se gli immigrati facessero 'uno sciopero bianco' accresceremmo di molto i nostri problemi economici".

Nelle aule della cittadina siciliana gli alunni di origine maghrebina sono mediamente il 40% del totale, e c'é una moschea con tanto di muezzin, "per cui nessuno protesta, almeno non più di quanto qualche ipersensibile non protesti per le nostre campane". Gli immigrati 'storici' di Mazara sono perlopiù pescatori senza un alto grado di istruzione, con i quali però la chiesa ha avviato un dialogo fatto di servizi, dal centro di ascolto agli oratori aperti a tutti, soprattutto alle giovani generazioni in crisi d'identità. Molti i progetti avviati, per le donne, ad esempio, o gli psicolabili.

E la criminalità? "C'é qui come dappertutto - afferma Mogavero - ma non è certo strettamente identificabile con il fenomeno migratorio". La maggior parte degli immigrati condivide invece ogni giorno con i pescatori locali la fatica del lavoro. Per loro, le norme previste dal recente ddl rappresentano "un'offesa della loro dignità di persone", che l'"umanesimo cristiano del sud non comprende e non condivide". "Un'offesa che raggiunge l'apice - conclude il presule - nella realtà di Lampedusa, e che non rispecchia i sentimenti della gente".

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