lunedì 21 giugno 2010

importare la schiavitù

Ogni volta che si avvicina la chiusura di una fabbrica, il dibattito si ripete con gli imprenditori che si lamentano per l'alto costo del lavoro o per l'invadenza dei stessi sindacati che , a loro dire, pretendono di salvaguardare i privilegi degli operai.

A questa ridicola ed interessata analisi gli imprenditori ( i vari Marchionne, Marcegaglia e Montezemolo) aggiungono la minaccia che se si continua così tutte le fabbriche si spostaranno all'estero dove il lavoro vale zero ed i sindacati meno che zero.

In verità questo disegno è già in atto da tempo ed in Italia i lavoratori perderanno tutti i posti di lavoro in quanto non è possibile lavorare alle stesse condizioni dei cinesi come vorrebbero gli imprenditori. Quello non è lavoro. Quello è schiavitù.

Se infatti rileggeste le cronache americane della prima metà del 19° secolo, vi accorgereste che gli argomenti erano gli stessi. Gli imprneditori della Luisiana tentavano di mantenere lo status quo mentre i lavoratori volevano condizioni di lavoro più dignitose e paghe adeguate all'immane sforzo prodotto.

Gli imprenditori rispondevano che alle condzioni reclamate dai lavoratori, l'impresa sarebbe fallita ed il lavoro sarebbe mancato per tutti e per sempre.
Sapete chi erano quei lavoatori?: gli schiavi neri delle piantagioni di cotone. E gli imprenditori?: i proprietari latifondisti meglio conosciuti come schiavisti
Ecco, con gli opportuni distinguo gli imprenditori di oggi sono assimilabili in tutto e per tutto agli schiavisti dell'America preLincolniana.

La globalizzazione invece di esportare i diritti dei lavoratori delle società più ricche sta importando lo schiavismo new brand delle società più povere. Complienti!

Basterebbe imporre a tutti uno standard minimo di diritti per i lavoratori, pena il divieto di accesso del bene, così prodotto, sul mercato mondiale. In tal modo credo si concorrerebbe a creare un mondo più giusto dove ognuno potrebbe lavorare a casa propria senza danneggiare i lavoratori dell'altro mondo.

(pippo vinci)
il cannocchiale

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