martedì 14 dicembre 2010

Comunisti del mondo in Sudafrica

dal sito www.liberazione.it

Johannesburg. Ci voleva l’appuntamento nel continente africano perché l’Incontro annuale dei Partiti comunisti di tutto il mondo si internazionalizzasse veramente. Nato in Europa nel 1998, su iniziativa del Kke greco, dopo diversi anni di incontri tutti nel vecchio continente, il Meeting ha cominciato a toccare le altre regioni del mondo, dall’Europa dell’Est al Medio Oriente, per arrivare a San Paolo del Brasile, Nuova Delhi e sbarcare così, finalmente, nel continente africano.

E le aspettative non sono andate affatto deluse per i 103 delegati dei 51 partiti presenti, provenienti da 43 Paesi di tutti i continenti, all’incontro che quest’anno si è tenuto dal 3 al 5 Dicembre a Tshwane (Pretoria), in Sud Africa. Per l’Italia era presente Rifondazione Comunista ed il Pdci. Ed è francamente difficile raccontare quanto lo stile africano e la forza del Partito Comunista del Sudafrica (Sacp), che ospitava l’Incontro, abbia contagiato tutti i presenti. Chi si immaginava un evento rituale, ricco di formalismi e magari anche un po’ noioso, si è dovuto decisamente ricredere.

La forza della musica e dei balli africani, hanno subito contagiato tutti i presenti che, prima di ascoltare la relazione introduttiva del Segretario del Sacp (Blade Nzimande, oggi ministro dell’Università del governo Zuma), hanno potuto così assistere ad una performance musicale con canti di lotta del periodo dell’Apartheid. Il Sudafrica guarda al futuro, ma le ferite sono ancora tutte vive sulla pelle di una popolazione che, proprio nel 2010, festeggia il 50mo anniversario dell’avvio formale della decolonizzazione, ma che ancora oggi è vittima di forme di dominio straniero e pericolosi progetti di ingerenza militare (Africom).

Il Meeting è stato, come sempre, l’occasione per i partiti comunisti di incontrarsi e confrontarsi, fare un bilancio dell’attività svolta nell’ultimo anno e tracciare le linee guida del lavoro comune futuro. Ma quest’anno, tutto questo ha avuto come cornice attività collaterali di mobilitazione e conoscenza del Paese. Si è così tenuta una significativa iniziativa in solidarietà con Cuba e per la liberazione dei Cinque, alla presenza di una nutrita delegazione di cubani residenti in Sudafrica, ma anche la visita nelle famose township, dove vive la popolazione più povera del paese e dove, storicamente, era stata ghettizzata la popolazione nera durante il periodo dell’Apartheid.

Emozionante l’omaggio che tutte le delegazioni internazionali hanno portato a Soweto, famosa township situata vicino Johannesburg, che ha dato i natali a Mandela e dove ci fu la famosa rivolta degli studenti, a cui volevano imporre l’afrikaner nelle loro scuole, violentemente repressa nel sangue.

Il Sacp, partito che il prossimo anno festeggerà il suo 90mo anniversario e che vanta un peso importante nel governo del Paese, ha voluto inserire l’organizzazione di questo Incontro, dentro una fitta agenda di attività in campo internazionale, come il Primo Forum delle forze della sinistra di tutto il continente africano e la Seconda Conferenza africana per la Partecipazione alla Democrazia (agosto 2010), il congresso dei Giovani Comunisti e la 17ma edizione del Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti che, tra pochi giorni, richiamerà in Sudafrica centinaia di migliaia di giovani provenienti da ogni latitudine del globo, per un evento che, già da ora, si preannuncia come memorabile.

Di particolare significato vi è il fatto che il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, abbia voluto portare il proprio saluto ai lavori del Meeting, per poi partire alla volta di Cuba, per un incontro con Raul Castro e lo sviluppo di una fitta serie di relazioni politiche ed economiche. Non c’è da stupirsi: il tributo umano che Cuba ha portato alla battaglia per l’indipendenza e la lotta anticoloniale di tutta l’Africa è grandissimo ed è ancora molto vivo della mente della gente. In realtà, più che un saluto, Zuma ha tenuto un vero e proprio discorso di oltre un’ora, in cui ha a lungo sottolineato i punti in comune tra la lotta dei comunisti per un mondo di pace e giustizia sociale, con gli sforzi fatti dal suo governo nel contesto africano.

In un mondo che cambia ed in cui le così dette “economie emergenti” acquistano un peso come mai hanno avuto nel corso della loro storia, è prioritario –secondo Zuma- salvaguardare degli interessi nazionali da atti di ingerenza e nuove forme di colonialismo politico e militare.

Ma a questo corno della lotta, rappresentato dal proseguo di una storica e durevole battaglia antimperialista ed anticolonialista, va coniugata ad un processo di trasformazione sociale, attenzione alle fasce deboli della popolazione e rivoluzione progressista della società, per cancellare tutti i retaggi del passato e dare così corso ad una vera e propria rivoluzione democratica nel paese.

È necessario sottolineare come la radicalità delle posizioni di Zuma, lungo tutto il corso dell’intervento, è abbastanza inusuale per un capo di stato, ma è la prova di come l’Anc, sotto la spinta dei comunisti e del sindacato Cosatu (che proprio in questi giorni ha festeggiato i suoi 25 anni con una gigantesca manifestazione) abbia subito una decisa virata su posizioni di sinistra, spostando l’equilibrio del paese su un terreno molto avanzato e di grande interesse, visti gli sviluppi geopolitici ed economici di questo inizio di secolo.

Il tema centrale dell’Incontro internazionale è stata l’analisi della crisi economica e, come recita il titolo della Conferenza, “il suo aggravarsi e l’individuazione dei compiti dei comunisti in difesa della sovranità nazionale, dello sviluppo delle alleanze sociali e del rafforzamento del fronte anti-imperialista nella lotta per la pace, il progresso ed il socialismo”.

Su questo si sono concentrati gli interventi di tutti i partecipanti, i quali non hanno mancato però, di raccontare quanto stesse avvenendo nel proprio paese, informando così delle attività svolte e delle campagne e mobilitazioni future. L’analisi sulla crisi economica è stata anche oggetto dell’incontro organizzato in Brasile ed in India, ma qui si è entrati molto di più nello specifico, portando quindi la discussione a fondo. E questo impegnativo lavoro di analisi lo si vede anche dalla dichiarazione finale (consultabile su internet: www.solidnet.org) che indubbiamente segna un passo in avanti prezioso nell’elaborazione e nella ricerca tra i partiti. Lavoro non semplice vista la diversità politica, culturale e finanche geografica che intercorre tra tutti i partecipanti.

Il 12mo Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti è stato, per certi aspetti, una lente su un mondo che cambia, con tutte le sue contraddizioni ed aspettative. E sicuramente ha aiutato, noi europei, a guardare le cose con un’altra ottica e a prendere coscienza del fatto che il mondo è molto più grande e ricco di contraddizioni di come lo vediamo dal nostro punto di osservazione oramai decadente ed in crisi.

I grandi eventi che nel mondo si susseguono stanno segnando significativamente l'avvio di questo nuovo secolo. Ed il protagonismo di popoli e paesi, finora solo sfruttati e colonizzati dalle potenze occidentali, non può che essere un elemento di liberazione ed emancipazione per tutti quanti. Anche per noi.


Francesco Maringiò -

Dipartimento Esteri Prc, partecipante al 12mo Meeting dei Partiti Comunisti

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