lunedì 19 marzo 2012

democrazia e ragionevole dubbio



Le elezioni vanno annullate anche se l'inganno scoperto è di lieve entità. Questo principio serve per salvaguadare al 100% l'unico strumento di democrazia rimasto in mano ai cittadini. Salvaguardarlo e proteggerlo come una specie in via di estinzione.


Recentemente a Palermo si sono svolte le primarie per la scelta del candidato a Sindaco del centrosinistra. Vince Fabrizio Ferrandelli, ma subito si sollevano sospetti sulla regolarità del voto.

Insomma ci sarebbero stati dei brogli.
Si indaga e si scopre (e si prova) che allo Zen (popolare quartiere “popolare” alla periferia nord della città) in effetti il voto è stato alterato.


Si riuniscono i garanti che annullano solo il voto del gazebo dello ZEN. Il resto va bene! Rivince Ferrandelli. Alla faccia di tutti i voti “onesti” dello ZEN voti che vengono buttati nel cesso. Ce ne sarà a stato almeno uno no? Niente, vale quanto quello degli imbroglioni: niente.
Al nord succede un'altra cosa.


A Varese la Lega Nord organizza le “primarie” per scegliere i delegati da inviare al congresso regionale del partito. Allo scrutinio spuntano 3 voti in più dei presenti (332 voti, 329 votanti). Solo 3 voti, ma giustamente la consultazione viene annullata in toto.
Ecco, io credo che quando viene scoperta una truffa elettorale, questa scoperta debba esser considerata come elemento campione rappresentativo di tutta la consultazione che deve quindi essere annullata.


Validare elezioni dove è stato scoperto stato anche un solo voto falso (per dolo) significa spingere i falsificatori a continuare a falsificare le elezioni, magari affinando le tecniche di truffa.
E ancora, o se uno vuole imbrogliare le elezioni per vincerle è ovvio che non si può limitare a truffare solo in un seggio o in un gazebo. Se viene scoperto il broglio in un seggio è ovvio che tale imbroglio sia stato perpetrato in molti (se non in tutti ) i seggi. Non è una certezza, ma un ragionevole dubbio! E dovrebbe bastare questo per annullare l'intera consultazione.


La Democrazia si esercita nella trasparenza e nella certezza del diritto e non nella nebbia del dubbio!
Conclusioni: a Palermo l'IDV, Verdi e la Federazione della sinistra non hanno accettato il verdetto (fasullo) dei gazebo e spingono per un proprio candidato da presentare al primo turno delle elezioni amministrative di maggio.


pippo vinci

1 commento:

Anonimo ha detto...

Totalmente d'accordo!
E, anche se è vecchio e logoro, credo che dovremmo sostenere Leoluca Orlando. Vale la stessa regola di quano era ancora un democristiano: "Meglio uno onesto che uno bravo, o con la bandiera giusta".
Nicola Mosca

 
Basta! Parlamento pulito passaparola