martedì 16 luglio 2013

Gli errori di Serra


Michele Serra
Nel numero di Repubblica di oggi, Michele Serra, uscendo fuori dal suo abituale e striminzito recinto intitolato l’amaca”, analizza la trentennale questione su che cosa significhi  oggi essere di sinistra.

L’articolo è lungo e, spesso, anche noioso, nonché pieno di sapientismi intellettuali rococò, a volte incomprensibili, altre contraddittori, ma a me sembra di avere colto ì due principali elementi del ragionamento del famoso giornalista “di sinistra”

  1. Serra cosidera come unico elemento caratterizzante la sinistra, la spinta verso il cambiamento. Quindi , dice lui, sinistra  e progressismo sono  pressocchè sinonimi.
  2. Serra, nell’analizzare la situazione della sinistra italiana, prende in considerazione solo i rappresentanti del partito democratico.

Ammesso che io abbia colto l’essenza dell’articolo, diciamo subito che i due elementi sopra indicati mi trovano del tutto in disaccordo.

Se fosse vero che la sinistra si identifica quasi esclusivamente con la spinta verso il cambiamento potremo pradossalmente dire che il berlusconismo rappresenta l'estrema sinistra di questo Paese visto che in questi ultimi 20 anni, di cambiamenti ne abbiamo visti in quantità industrialei. Peccato che sono stati tutti orientati verso la distruzione dello stato sociale, delle regole condivise, della legalità, dell'ambiente, della scuola e della sanità pubblica, della informazione ecc.

In rifermeno al punto 2, oggi tutto si può dire del PD tranne che sia un partito di sinistra solo solo perché ha partecipato al disastroso cambiamento di cui sopra, a volte da complice, spesso da protagonista.


In altre parole caro signor Michele Serra sul primo punto ti informo che essere di sinistra significa, (a mio avviso) tantissime cose che mi permetto qui di riassumere in pochi , ma fondamentali element quali la difesa dello stato sociale, la opposizione alle guerre, la salvaguardia dei principi costituzionali, la protezione dell’ambiente, della scuola e della sanità pubblica, del potere di acquisto dei lavoratori, delle pensioni, delle minoranze etniche, dei più deboli, della libertà e pluralità di espressione e religione, della informazione trasparente ecc ecc ecc. Tutte cose che appunto 20-30 anni fa erano state  conseguite con immani sforzi e sacrifici dell'allora  partito comunista. E non solo. 

Da quel momento in poi, sarebbe stato enormemente più "di sinstra" difendere quello che si era conquistato e magari fare la parte della schiera dei conservatori: salvaguardando e conservando strepitose conquiste sociali. Ua fra tutte,  lo statuto dei lavoratori . 

Per carità, si  poteva anche andare oltre, in questo caso si con ottica progressista. Molto infatti rimaneva da fare  (chessoio) sul fronte dell'abusivismo, dello stesso ambiente, della evasione ficale, della lotta alla criminalità organizzata, della laicità dello stato, della gustzia (la lunghezza dei processi) e così via.

In quanto al PD , stendiamo un velo pietoso. I veri rappresentanti della sinistra , in Italia, ci sono, ma purtroppo da molto, troppo tempo questi soggetti, ed i loro partitini, non sono più rappresentati a livello istituzionale se non in qualche sparuto consiglio comunale o provinciale. 

Ma intanto sarebbe già un buon inizio cominciare a non considerare di sinistra personaggi e come Bersani, Violante, Letta, Bindi, Fioroni, Finocchiaro e compagnia bella.....oppure giornalisti come Michele Serra.

pippo vinci

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